William Bertoja
Pioveva a dirotto quel mercoledì notte del pieno dopoguerra. Quasi a volerla lavar via quella polvere che la guerra aveva lasciato per le strade, polvere fissa nella mente di chi non avrebbe dimenticato mai.
Come in un film, un bambino ancora piccolo per capire, troppo grande per non ricordare, stava guardando le gocce abbattersi sulle lastre di vetro. Niente pensieri particolari nella testa, solo un po’ di sonno e tanta voglia di stare lì a immaginare. L’immaginazione è tutto in un bimbo, fa la differenza tra l’anima e la tecnica, tra il sogno e la realtà.
“William! Williaaam, vien qua!”
“Ascoltami, smettila di fantasticare, lo vedo che vai a spasso con la testa, l’ho detto che sei piccolo … cerca di farle, le cose, nella vita, non solo di immaginarle. Quello son buoni tutti... Tutte e due, devi pensare e fare, tutte e due.”
Il bimbo annuì, perché annuire era il modo migliore per farlo andare avanti. Ma visto che non proseguiva lo provocò: “Che incarico?”
“Incarico? Che incarico? … Ah sì, ho un incarico per te. Aspetta.”
Il vecchio allungò una mano in una tasca della palandrana sdrucita rovistando trovò un piccolo sacchetto di tela nera sbiadita, consunta come le dita nodose che la reggevano.
“Tieni qua. È una borsa che non devi mai perdere. Ci son dentro delle tessere da conservare con cura.”
“Posso aprirlo?”
“Sì … NO! Non provare a giocarci, sai? Guai a te se ti ci metti a giocare, non sono fatte per giocare. Devi tenerle tu, tenerle e basta e non perderle mai. E quando sarai grande potrai usarle ma solo da grande”.
“Grande quanto?”
“Grande il giusto! Lo capirai da solo quando sarai grande. Adesso sei piccolo e non capisci niente, sei un bambino, non è colpa tua, lo so … Ma i bambini non capiscono niente!” E lo congedò.
Come in un film, un bambino ancora piccolo per capire, troppo grande per non ricordare, stava guardando le gocce abbattersi sulle lastre di vetro. Niente pensieri particolari nella testa, solo un po’ di sonno e tanta voglia di stare lì a immaginare. L’immaginazione è tutto in un bimbo, fa la differenza tra l’anima e la tecnica, tra il sogno e la realtà.
“William! Williaaam, vien qua!”
“Ascoltami, smettila di fantasticare, lo vedo che vai a spasso con la testa, l’ho detto che sei piccolo … cerca di farle, le cose, nella vita, non solo di immaginarle. Quello son buoni tutti... Tutte e due, devi pensare e fare, tutte e due.”
Il bimbo annuì, perché annuire era il modo migliore per farlo andare avanti. Ma visto che non proseguiva lo provocò: “Che incarico?”
“Incarico? Che incarico? … Ah sì, ho un incarico per te. Aspetta.”
Il vecchio allungò una mano in una tasca della palandrana sdrucita rovistando trovò un piccolo sacchetto di tela nera sbiadita, consunta come le dita nodose che la reggevano.
“Tieni qua. È una borsa che non devi mai perdere. Ci son dentro delle tessere da conservare con cura.”
“Posso aprirlo?”
“Sì … NO! Non provare a giocarci, sai? Guai a te se ti ci metti a giocare, non sono fatte per giocare. Devi tenerle tu, tenerle e basta e non perderle mai. E quando sarai grande potrai usarle ma solo da grande”.
“Grande quanto?”
“Grande il giusto! Lo capirai da solo quando sarai grande. Adesso sei piccolo e non capisci niente, sei un bambino, non è colpa tua, lo so … Ma i bambini non capiscono niente!” E lo congedò.